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IMPRENDITORI LUMINOSI A KM 0
PIERPAOLO BECICH
DALLE BASI AL DOMANI, DAL DOMANI ALLE BASI

La vita è incredibile. Semplice e complessa, luminosa e buia, fatta di strade, di relazioni, di cerchi che si chiudono e si riaprono, di molte domande e qualche risposta…

Una bellissima mattina di sole a Cà Milone, a pochi chilometri da Conegliano, c’è stato il tempo e lo spazio, immersi nella natura, per chiacchierare delle basi e del futuro.

Pierpaolo Becich di San Servolo è un imprenditore “nostrano”, prima Responsabile Marketing Finanziario, successivamente delle Relazioni Istituzionali di Electrolux e attualmente Addetto economico del consolato generale di Svezia in Italia. E’ stato poi fondatore di Focus Job: osservatorio del mondo dei dirigenti.

B&B Cà Milone

Un uomo che guarda ai giovani come la risorsa, “l’inchiostro” che può scrivere il domani.

Abbiamo iniziato dal centro, da quello che anche secondo Pierpaolo è il punto di partenza per qualsiasi discorso si voglia fare sul tema dei giovani, del lavoro, del futuro, della realizzazione professionale e personale: Come si educa? Come si formano le persone? Quanta attenzione c’è nei confronti dell’individuo, delle sue attitudini, del suo talento?

Tutto parte da qui e dalla crisi di armonia tra famiglia e scuola. “Molti dei sintomi e dei comportamenti che costituiscono tra l’altro un ostacolo e un costo per le aziende nascono da una carenza originale”.

In famiglia si parla sempre più raramente, per varie e ormai inflazionate cause: fretta, ansia di fare mille cose, senso di inadeguatezza…Al contempo nelle scuole spesso manca una visione, un contatto con la realtà del mondo lavorativo…e “tra famiglia e scuola più che sulla collaborazione, il rapporto è spesso basato su rimpalli di responsabilità”.

Spazi di sviluppo per uomini e donne destinati a ruoli di responsabilità sociale, di relazioni, terreno per giovani che si preparano al mondo del lavoro…”se non diamo ai ragazzi gli strumenti per affrontare questi processi, cosa ci aspettiamo dal domani?”

Quando c’è un problema però, spesso ci sono anche molteplici soluzioni e strade nuove da intraprendere. “Tra famiglia e scuola manca un mediatore”, una figura presente in Svezia fin dalla scuola primaria. Persone che sanno ascoltare, osservare, connettere, con l’obiettivo di favorire la crescita di chi un giorno, non troppo lontano, potrà aiutare la società a migliorarsi negli ambiti più disparati. “A volte basterebbe avere l’umiltà di osservare i progetti virtuosi che già ci sono in giro per il mondo e replicarli”.

I cambiamenti di questi ultimi 10 anni rispetto ai trent’anni precedenti sono stati incredibili; probabilmente nulla rispetto a ciò che succederà nei prossimi cinque anni. “Il rischio è di non riuscire a cambiare con altrettanta velocità l’atteggiamento delle persone”. I più sono impreparati ai cambiamenti in atto. E’ fondamentale dare ai giovani quell’humus, quel terreno che li aiuti ad inserirsi nella società e ad essere pronti ad affrontare il lavoro, la vita.

Sulla sinistra, Pierpaolo Becich di San Servolo

I giovani hanno bisogno di risposte. “Più li conosci più ti accorgi di quanto siano intelligenti, sensibili, attenti, disponibili, aperti al dialogo…ma molto diffidenti, molto delusi e molto arrabbiati. Essere arrabbiati oggi ed esserlo stati trent’anni fa sono due cose diverse. Trent’anni fa la rabbia si poteva manifestare andando in piazza, ci si aggregava fisicamente e si mandavano messaggi forti a chi aveva il potere di decidere…oggi tutto avviene in modo silente”. I giovani si organizzano nei social, dialogano di queste cose virtualmente, prendono delle decisioni e se ne vanno. Non hanno interesse a partecipare alla vita politica perché sono delusi. “Tutti noi come adulti-genitori dobbiamo sentire il peso di questa responsabilità, di aver perso tempo a litigare invece di creare nuove strade, di non aver dato l’esempio ai figli di saper lavorare in gruppo”.

I giovani reagiscono con decisioni silenziose: non votare, andare all’estero, arrangiarsi. “Nell’arte di arrangiarsi sono diventati bravissimi”. Oggi un ragazzo su due va all’estero. Nel 2007 solo il 19% dei giovani era disposto a lasciare l’Italia.

Nel processo di cambiamento, anche il mondo del lavoro è sempre più condizionato da nuove dinamiche.

È radicalmente cambiata la modalità in cui i giovani guardano alle aziende e queste si stanno rendendo conto dell’effetto boomerang. Ci sono realtà che da tempo hanno il problema di non riuscire ad attrarre i giovani perché quando i ragazzi le osservano, la percezione che hanno è di scatole vuote, senza sostanza. “Sono aziende che non hanno fascino, non sanno dare emozioni, non sanno trasmettere valori, non hanno sapore, sono gelide, asettiche, ripetitive, standard…e questo ai giovani non interessa…i ragazzi sono molto più intelligenti di questo, vogliono qualcosa di unico perché ritengono la loro vita unica, credono di meritarsi delle aziende piuttosto che altre”.

Le risorse che i giovani portano con sé, spesso oggi non si esprimono appieno nemmeno quando la vita lavorativa ha già preso il via. Molte volte non sono guidati da nessuno, e crescono con il “fai da te”. “Ne dobbiamo prendere coscienza e avere la volontà di creare un sistema che, letto in chiave nazionale porti ad un aiuto per le famiglie e a risorse per le aziende. Ci sarebbero vantaggi per tutti è solo una questione di mentalità”. Dobbiamo uscire dai retaggi del passato. Chi non è in grado di mettersi in discussione, di cambiare, come può evolvere?!

Molte aziende sono perplesse perché percepiscono che i loro fattori motivazionali aziendali non funzionano più. Quelli che erano un tempo i valori di crescita, non lo sono più per i giovani d’oggi. “È fondamentale però non interrompere il processo di assunzioni e di cambiamento per evitare il collasso”. È come se si dovesse integrare un bosco costantemente, piantando ogni anno nuovi alberi, per poter tagliare poi quelli cresciuti. Se si smette di piantare e si continua a tagliare, ad un certo punto non ci sarà più nulla. Se si ritarda l’inserimento dei giovani in azienda, diminuirà progressivamente anche il dialogo tra l’azienda stessa e i consumatori. “Prodotto, strategie, visione…diventeranno obsoleti e non incontreranno più la mentalità del nuovo cliente”.

Il cambiamento deve essere ascoltato e di conseguenza bisogna attrezzarsi per accoglierlo. Le figure senior devono assolutamente essere inserite come ausilio in questo naturale divenire; “sono l’esperienza e la storia, la controparte fondamentale per un dialogo costruttivo con i giovani”; devono esserci con i loro consigli, con la loro saggezza, con gli ‘alert’ e con tutto il bagaglio prezioso che si portano sulle spalle, ma non devono assolutamente frenare il cambiamento che viene dai giovani. “Bisognerebbe aver fretta di far crescere i giovani in azienda perché sono loro che hanno la capacità di leggere le esigenze dei nuovi consumatori”.

Un ruolo fondamentale in questo processo lo ricoprono gli imprenditori, e quelli che sanno vedere, possono davvero favorire il cambiamento.

“Dalla mia esperienza con le aziende svedesi, ho osservato che queste sono illuminate da fattori semplici. La bellezza del mondo svedese sta proprio nella semplicità e autenticità del fare. Non si fa per mostrare ma si fa per essere e questo si traduce in valori comuni che oltretutto aiutano il sistema svedese. E quello italiano?! Ma quale sistema!!! In Italia non esiste nei fatti una collaborazione tra settori. In Svezia le aziende dialogano tra di loro sulla base di valori condivisi indipendentemente dal settore di riferimento. Questo rende molto più facile comprendersi e collaborare, fare co-marketing e co-business”.

Basterebbe trovare gli aspetti condivisi anche in Italia. Ne abbiamo a volontà…La creatività, la fantasia, la comunicazione…perché non metterli assieme e creare un sistema Italia che anche all’estero ci renda tutti più a casa? Lavorare insieme. Ripensare alla propria storia, rileggerla in chiave moderna…questo aiuta ad acquisire consapevolezza della cultura, delle radici, delle basi su cui poter costruire tutti assieme come Paese.

Questo modo di fare è dato da un’attitudine naturale, ma si può anche insegnare e sviluppare…parte dal sistema familiare, dove si impara che i valori sono importanti.

“In Svezia c’è la solidità, l’affidabilità, l’andare al sodo delle cose, la condivisione, il pragmatismo”. I nuovi italiani di oggi, i giovani che vanno all’estero, devono sfatare i miti legati alla “figura dell’italiano cine-anni ‘60/’70, devono essere consapevoli degli handicap legati alla percezione della nostra cultura e puntare su chiarezza, trasparenza, onestà.

Il Made in Italy dovrebbe diventare il risultato della Scuola Paese, di un Paese che fa brand a tutto tondo. Quando si acquista qualcosa con il marchio Made in Italy bisognerebbe avere la percezione che ci si sta portando a casa un pezzo di Italia con tutti i suoi valori”.

I vigneti di Conegliano

Tra questi valori, sta prendendo sempre più piede anche quello della sostenibilità ambientale. “A volte mi viene da pensare che sia tardi. Abbiamo procurato talmente tanti danni all’ambiente…fregandocene, archiviando…vent’anni fa eravamo in tempo, dieci anni fa c’è stata l’ultima chiamata nell’indifferenza totale e adesso forse siamo in ritardo”.

Oggi molte aziende stanno affrontando i temi ambientali. La bella novità è che società che prima non si parlavano perché appartenevano a mondi diversi adesso hanno compreso l’importanza di dialogare per ottimizzare ogni aspetto della propria attività. In Italia, in questo Paese che è un paradiso, manchiamo ancora di previdenza e programmazione.

Essere illuminato, genitore, insegnante, imprenditore o chiunque tu sia, significa avere una visione di lungo termine, essere lungimiranti e relazionarsi. “Nel nostro paese nemmeno gli incubatori dialogano tra di loro…eppure si tratta dei luoghi dove la passione, l’interconnessione, l’innovazione dovrebbero essere il pane quotidiano”. Ognuno è geloso del proprio orticello… solo concorrenza, rarissima collaborazione.

Se si incentivassero la fantasia la creatività, l’espressione del potenziale di ognuno, le cose cambierebbero. Le relazioni, le connessioni, la visione…questo fa la differenza, questo dà corpo a un sistema.

“C’è tantissimo da dover fare. Il problema è che non c’è più tempo”. Dobbiamo cominciare subito.

Giulia Angelon

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